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Contabilità

Non è soggetto passivo ai fini ICI il coniuge assegnatario dell'immobile in sede di separazione

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In tema di imposta comunale sugli immobili, la Corte di Cassazione ribadisce il principio già affermato nella sentenza n. 6192/2007, in base al quale il coniuge affidatario dei figli, al quale sia stata assegnata la casa di abitazione posta nell'immobile (anche in parte) di proprietà dell'altro coniuge, non è soggetto passivo d'imposta per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dall'art.3 DLgs 205/1992.

Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge assegnatario non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta comunale sull'immobile.

Ne' in proposito rileva il disposto dell'articolo 218 cod. civ., secondo il quale il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge e' soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario, in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente articolo 217 c.c.; da ciò consegue che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli e' inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell'altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell'ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell'altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva ne' da un mandato conferito dal secondo, ne' dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell'altro coniuge), di cui si occupa l'articolo 218 c.c

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